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La tricologia e il culto dei capelli
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La tricologia e il culto dei capelli
Dal Greco: TRICO = pelo
LOGIA = studio

Questa scienza ha inizio nel 400 a.c. quando Ippocrate (considerato il padre della medicina moderna) si accorse che gli Eunuchi non diventavano calvi, e da qui partirono le ricerche per approfondire tale fenomeno.

Galeno fra il 129 ed il 199 a.c. credeva che la crescita dei capelli fosse legata all’umore del singolo individuo.

Questa credenza durò fino al 1800 dopo Cristo. Solo nel 1926 il ricercatore William H. Dry notò una sorta di ciclo di crescita, il quale successivamente venne divulgato in tutto il mondo, da vari  ricercatori: Hamilton, Wilson J.D, Ludwig e tanti altri.

Via via la ricerca ha screditato  le più svariate credenze e abitudini di diverse culture fino ad arrivare ai nostri giorni. Nel 1997 il biotecnologo dott. Sebastiano Zappalà ha ipotizzato il triangolo tricologico basato sulla collaborazione di tre figure  importanti: medico dermatologo,  biotecnologo e parrucchiere, in modo che, ognuno con le proprie competenze possa contribuire ad ottenere i migliori risultati sulle diverse anomalie tricologiche.
triangolo tricologico ridotto
Oggi le fasi del capello sono ben note: ANAGEN (crescita), CATAGEN (riposo), TELOGEN (caduta).
Questo ciclo in tutta una vita si sussegue per gli uomini circa 20/25 volte, mentre per le donne, 10/15 volte.
I capelli hanno sempre avuto una grande importanza, sia nella distinzione della sessualità, sia come misuratore di vecchiaia (brizzolatura) attraverso la perdita del colore. 
Nei tempi antichi e nella mitologia il valore che veniva dato ai capelli comprendeva svariati aspetti, alcuni esempi:
•    La forza di Sansone si credeva che provenisse dalla sua folta chioma.
•    La ricchezza e la potenza dei Monarchi veniva dimostrata dalla pomposità del capo che veniva ulteriormente arricchito da corone o pompose parrucche.
•    La castità veniva rappresentata dai monaci attraverso la rasatura e la chierica.
•    Giulio Cesare portava in testa una corona d’alloro, per nascondere la calvizia considerata segno di debolezza e perdita di virilità.
•    Per la donna la capigliatura è stata da sempre considerata un elemento di assoluta femminilità capace sia di ammaliare che di esercitare poteri negativi come nel caso delle streghe, le quali come punizione venivano rasate per distruggergli ogni influenza negativa, e poi bruciate.
•    Anche le donne di male affare, se scoperte venivano private della capigliatura per renderne evidente il loro peccato e privarle di un importante potere seduttivo. 

Oggi il culto dei capelli ha solo una motivazione puramente estetica in continuo mutamento, ci si chiede infatti perché vengano spese grandi energie e denaro se essi non hanno più una funzione fisiologica di copertura o un significato sociale.
La risposta ci viene data da studi psicologici e antropologici che considerano ancora oggi la capigliatura un’importate elemento di seduzione, di personalità ed identificazione sessuale.

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